Esser genitori comporta senza dubbio una restrizione del cosiddetto tempo libero, a favore del sacrosanto dovere di accudire e crescere la nuova vita appena arrivata.
Quindi si molla l'homebrewing? La risposta è NO!
Il Brassator cortese si trasformerà a breve nel Brassator notturno cortese. L'unico modo per continuare a brassare, è farlo di sera/notte, non appena la creatura e la mamma si addormentano, in maniera da non creare fastidi.
L'ultima cotta ha avuto un discreto successo: la MoKarza Stout è robusta negli aromi e nel sapore, e allo stesso tempo sufficientemente scorrevole e piacevole. Sono abbastanza soddisfatto.
Le prossime cotte saranno:
-Una birra sperimentale ,ad alta fermentazione, per esaurire gli avanzi di malto Munich e malto Weizen e i luppoli sulla strada della scadenza, con lievito S-33
-Una wannabe-PunkIpa (ancora da pensare)
-Una bassa fermentazione, ovvero la terza cotta di Qpils, con alcune modifiche alla ricetta e una maggiore attenzione alla temperatura di fermentazione: per evitare di inoculare il lievito a mosto troppo caldo, ho pensato di ricorrere a una cheat che viene dal mondo della birra industriale: Ovvero fare un mosto a densità leggermente piu' alta (bilanciando ovviamente l'ibu di conseguenza) per poi "annacquarlo" con qualche litro di acqua ghiacciata, ottenendo così una temperatura ottimale per il lievito da bassa, che sarà sempre il W34/70. Ovviamente tutto questo verrà fatto solo a scopo "raffreddamento del mosto", e non in funzione di un processo produttivo di comodo.
Nel frattempo, ho ancora qualche bottiglia di MoKarza, che come previsto, nella stagione estiva non è andata molto "a ruba".
mercoledì 30 settembre 2015
giovedì 11 giugno 2015
Mo'Karza American Stout
2 righe per la birra dell' estate:
Inizio fermentazione Venerdi' 3 giugno 2015
OG 1058
Fine prima fermentazione Giovedi' 11 Giugno 2015
FG 1016
Inizio fermentazione Venerdi' 3 giugno 2015
OG 1058
Fine prima fermentazione Giovedi' 11 Giugno 2015
FG 1016
martedì 19 maggio 2015
la cosa più importante?
È LA FERMENTAZIONE!!
questo scriverei sul muro del mio ipotetico laboratorio brassicolo casalingo (che nella realtà è la cucina di casa ;-))..
Dopo 3 anni di homebrewing, in cui sono passato dall' estratto + luppolo, all' e+g e poi all all-grain con sviluppo di ricette personali e/o modifiche di ricette trovate sul web, c'è una cosa a cui non ho dato la giusta importanza, ovvero:
LA FERMENTAZIONE.
Un homebrewer che vuole partire bene indirizzato verso una produzione casalinga di qualità, dovrebbe prima di tutto avere il controllo sulla fermentazione: le due cose cruciali sono il controllo sulla temperatura e la corretta ossigenazione del mosto, tutti step preparatori all' inoculo del lievito, che piu' lavora correttamente, piu' la birra risultante sarà pulita e senza sorprese..
Certo, il controllo sulla temperatura implica molti sforzi anche economici : avere una camera di fermentazione dedicata, un frigorifero a disposizione solo per l'attività di homebrewing non è certo da tutti, ma è da li' che bisogna partire..
A mio avviso un hb che fa 1,2 anni di cotte con solo kit o solo estratto piu' luppolo, ma dedica piu' sforzi e attenzioni alle fasi pre e post fermentazione, farà sicuramente birre migliori rispetto al wannabe-mastrobirraio che si cimenta in cotte all-grain con 10 malti, 10 step d'ammostamento, 30 gittate di luppoli in 30 diversi momenti della cotta (mash-hopping, first worth hopping, flameout hopping, whirlpool hopping, dry hopping ecc...), ma che alla fine manco ha l'accortezza di perdere 5 minuti 5 per ossigenare il mosto, misurare la OG e inoculare il lievito con attenzione..
Inutile nascondersi dietro ad un dito: quel wannabe ero io..
D'ora in poi, ricette semplici, con poche variabili , ma piu' controllo sulle fasi di inizio e fine fermentazione.
questo scriverei sul muro del mio ipotetico laboratorio brassicolo casalingo (che nella realtà è la cucina di casa ;-))..
Dopo 3 anni di homebrewing, in cui sono passato dall' estratto + luppolo, all' e+g e poi all all-grain con sviluppo di ricette personali e/o modifiche di ricette trovate sul web, c'è una cosa a cui non ho dato la giusta importanza, ovvero:
LA FERMENTAZIONE.
Un homebrewer che vuole partire bene indirizzato verso una produzione casalinga di qualità, dovrebbe prima di tutto avere il controllo sulla fermentazione: le due cose cruciali sono il controllo sulla temperatura e la corretta ossigenazione del mosto, tutti step preparatori all' inoculo del lievito, che piu' lavora correttamente, piu' la birra risultante sarà pulita e senza sorprese..
Certo, il controllo sulla temperatura implica molti sforzi anche economici : avere una camera di fermentazione dedicata, un frigorifero a disposizione solo per l'attività di homebrewing non è certo da tutti, ma è da li' che bisogna partire..
A mio avviso un hb che fa 1,2 anni di cotte con solo kit o solo estratto piu' luppolo, ma dedica piu' sforzi e attenzioni alle fasi pre e post fermentazione, farà sicuramente birre migliori rispetto al wannabe-mastrobirraio che si cimenta in cotte all-grain con 10 malti, 10 step d'ammostamento, 30 gittate di luppoli in 30 diversi momenti della cotta (mash-hopping, first worth hopping, flameout hopping, whirlpool hopping, dry hopping ecc...), ma che alla fine manco ha l'accortezza di perdere 5 minuti 5 per ossigenare il mosto, misurare la OG e inoculare il lievito con attenzione..
Inutile nascondersi dietro ad un dito: quel wannabe ero io..
D'ora in poi, ricette semplici, con poche variabili , ma piu' controllo sulle fasi di inizio e fine fermentazione.
Ancora male, ma pian piano si sale..
Ho partecipato anche quest' anno al concorso per homebrewers del Mobi (movimento birrario italiano), denominato "sotto 50", dove l'unica regola è quella di presentare birre (o sidri o idromele) con OG sotto i 1050. Io ho partecipato con la mia qpils versione 2.0.
Il risultato? 25/50.
Un po' maluccio, ma considerando la mia poca esperienza nell' homebrewing (che pratico solo da 3 anni) e la mia scarsissima esperienza sulle basse fermentazioni, devo dire che ancora una volta, la doccia fredda del punteggio basso è stata da sprono per migliorare....
Il difetto piu' grave che entrambi i giudici mi hanno contestato è la presenza di alcoli superiori, sia all' olfatto che al gusto.
Gli alcoli superiori sono di solito accettati per stili birrari come le belgian ales, le tripel e in genere birre molto alcooliche, ma in una pils sono assolutamente deprecate.
Come liberarsi del difetto nella prossima birra?
Andando a ritroso nei miei appunti ho capito che l'inoculo del lievito, soprattutto nelle basse, va fatto già a temperatura quasi corretta, con pochi (1 o 2) gradi di tolleranza.. Io l'ho fatto a circa 22 gradi (!!), cercando di arginare l'errore raffreddando il fermentatore con delle bottiglie d'acqua gelata...Purtroppo, non avendo un sistema di raffreddamento veloce, la sola serpentina in rame si rivela quindi insufficiente per le basse fermentazioni..
Il prossimo upgrade del mio sistema di birrificazione, sarà quindi una bella tinozza in plastica ove mettere la pentola di mosto, a bagno in acqua gelata, e nel contempo procedere con la serpentina.
Un altro difetto riscontrato (ma per lo stile è tollerato in quantità basse) è l'acetaldeide, che potrebbe
vedere come causa principale, la metabolizzazione del lievito. Questo si rimedia facilmente, con una migliore ossigenazione del mosto, azione da me purtroppo spesso trascurata o fatta in maniera superficiale.
Nella prossima cotta cercherò di implementare queste 2 migliorie.
Il risultato? 25/50.
Un po' maluccio, ma considerando la mia poca esperienza nell' homebrewing (che pratico solo da 3 anni) e la mia scarsissima esperienza sulle basse fermentazioni, devo dire che ancora una volta, la doccia fredda del punteggio basso è stata da sprono per migliorare....
Il difetto piu' grave che entrambi i giudici mi hanno contestato è la presenza di alcoli superiori, sia all' olfatto che al gusto.
Gli alcoli superiori sono di solito accettati per stili birrari come le belgian ales, le tripel e in genere birre molto alcooliche, ma in una pils sono assolutamente deprecate.
Come liberarsi del difetto nella prossima birra?
Andando a ritroso nei miei appunti ho capito che l'inoculo del lievito, soprattutto nelle basse, va fatto già a temperatura quasi corretta, con pochi (1 o 2) gradi di tolleranza.. Io l'ho fatto a circa 22 gradi (!!), cercando di arginare l'errore raffreddando il fermentatore con delle bottiglie d'acqua gelata...Purtroppo, non avendo un sistema di raffreddamento veloce, la sola serpentina in rame si rivela quindi insufficiente per le basse fermentazioni..
Il prossimo upgrade del mio sistema di birrificazione, sarà quindi una bella tinozza in plastica ove mettere la pentola di mosto, a bagno in acqua gelata, e nel contempo procedere con la serpentina.
Un altro difetto riscontrato (ma per lo stile è tollerato in quantità basse) è l'acetaldeide, che potrebbe
vedere come causa principale, la metabolizzazione del lievito. Questo si rimedia facilmente, con una migliore ossigenazione del mosto, azione da me purtroppo spesso trascurata o fatta in maniera superficiale.
Nella prossima cotta cercherò di implementare queste 2 migliorie.
giovedì 12 marzo 2015
il mio stile birrario preferito
Il padre di tutti gli homebrewers, Charlie Papazian, diceva che non esiste la birra migliore, ma esiste
la birra migliore nel momento presente ( o qualcosa del genere).
Una frase celebre per dire quello che ad ogni appassionato di birra è quasi ovvio, o quanto meno quotidiano: Esiste la birra giusta per ogni momento della giornata (con moderazione), per ogni pietanza, per ogni occasione, per ogni STAGIONE.
Esatto, senza altri preamboli: SAISON, il mio stile birrario preferito!
Credo che siano passati molti anni dal primo assaggio, potrei dire anche una quindicina, da quando per la prima volta, in un pub senza infamia e senza lode, ordinai una Saison Dupont.
Cenno storico (sic:) l'offerta birraria dei pub di 15 anni fa era cosi' composta: 3-4 birre alla spina, solitamente in stile lager, strong lager, stout (guinness tipicamente, o Murphy nei pub in stile Heineken),"la rossa" che poteva essere una bock tedesca, o una scotch ale, o una pseudobelga tipo Leffe Radieuse o Affligem ( nei pub in stile Heineken), in bottiglia le 4 dell' ave maria (ceresbecksbudcorona o giu' di li), e qualcosa di belga.
Ecco, quello che solitamente distingueva un pub da un altro, era appunto quel "qualcosa di belga", che poteva spaziare dalle 3 leffe in croce (blonde, radieuse, vieille cuvee), chimay (tappo rosso, tappo blu, difficilmente tappo bianco), qualcosa di extra strong tipo Gulden Draak o Biere du Boucanier.
Chi andava oltre allora era già lungimirante (o un vero appassionato di birra), e proponeva al consumatore cio' che l'importatore gli proponeva di piu' esotico. La Saison Dupont adesso si trova agilmente anche al supermercato, allora no.
Ma torniamo al senso di questo post, lo stile saison: A ben vedere si tratta di birre che possono tranquillamente spaziare dalla gradazione alcolica standard di 5° fino a vette di 8°, essere brassate con o senza spezie, essere di colore paglierino o dorate tendenti all' ambrato, quindi siamo di fronte ad uno stile abbastanza aperto, con grande possibilità di varietà.
Personalmente trovo sempre affascinante il fatto che, al momento in cui ordino una saison, lo faccio sia quando necessito una birra dissetante, rinfrescante sia quando ricerco complessià nel bicchiere, e di complessità ne ha da vendere, visto che i particolari lieviti con cui viene fermentata, lavorando spesso a temperature molto alte, caratterizzando la birra con sostanze aromatiche che possono dare sensazioni di spezie, pungenti come il pepe, fruttate come pere mature o frutta gialla, le migliori hanno anche un non so che di rustico come paglia, sudore (sic again!) o odori animali (ari sic!), a ricordare la nascita dello stile: una birra brassata in fattorie, per essere consumata d'estate durante i lavori rurali. Esistono poi delle saison che sono borderline con le Sour Ales, anche a causa dell' impiego di colture particolari di lieviti che contengono piccole percentuali di Brettanomiceti, lieviti
selvaggi tipici delle Lambic.
Le saison normalmente sono anche ben luppolate, quindi c'è un importante componente aromatica, data appunto dal luppolo, che accentua di non poco la complessità al naso e al palato.
La Dupont resta una capostipite dello stile (un po' al pari della Guinness per le irish stout), ma c'è una grande varietà di produttori che si cimenta in questo stile, anche alcuni birrifici italiani con grandi e interessanti risultati, come ad esempio Extraomnes, che nel suo ventaglio d'offerta presenta almeno 5 birre in questo stile, dalla Hond.erd di 4 gradi circa, sino all' Imperial Zest, un mostro di luppoli di circa 9 gradi dalla bevibilità molto molto pericolosa.
Personalmente le mie preferite sono La Saison D'Erpe Mere di Glazen Toren, La Fantome di Fantome (3 bevute su 4 fenomenali), la Wallonie di Extraomnes e ovviamente l'immortale Dupont.
la birra migliore nel momento presente ( o qualcosa del genere).
Una frase celebre per dire quello che ad ogni appassionato di birra è quasi ovvio, o quanto meno quotidiano: Esiste la birra giusta per ogni momento della giornata (con moderazione), per ogni pietanza, per ogni occasione, per ogni STAGIONE.
Esatto, senza altri preamboli: SAISON, il mio stile birrario preferito!
Credo che siano passati molti anni dal primo assaggio, potrei dire anche una quindicina, da quando per la prima volta, in un pub senza infamia e senza lode, ordinai una Saison Dupont.
Cenno storico (sic:) l'offerta birraria dei pub di 15 anni fa era cosi' composta: 3-4 birre alla spina, solitamente in stile lager, strong lager, stout (guinness tipicamente, o Murphy nei pub in stile Heineken),"la rossa" che poteva essere una bock tedesca, o una scotch ale, o una pseudobelga tipo Leffe Radieuse o Affligem ( nei pub in stile Heineken), in bottiglia le 4 dell' ave maria (ceresbecksbudcorona o giu' di li), e qualcosa di belga.
Ecco, quello che solitamente distingueva un pub da un altro, era appunto quel "qualcosa di belga", che poteva spaziare dalle 3 leffe in croce (blonde, radieuse, vieille cuvee), chimay (tappo rosso, tappo blu, difficilmente tappo bianco), qualcosa di extra strong tipo Gulden Draak o Biere du Boucanier.
Chi andava oltre allora era già lungimirante (o un vero appassionato di birra), e proponeva al consumatore cio' che l'importatore gli proponeva di piu' esotico. La Saison Dupont adesso si trova agilmente anche al supermercato, allora no.
Ma torniamo al senso di questo post, lo stile saison: A ben vedere si tratta di birre che possono tranquillamente spaziare dalla gradazione alcolica standard di 5° fino a vette di 8°, essere brassate con o senza spezie, essere di colore paglierino o dorate tendenti all' ambrato, quindi siamo di fronte ad uno stile abbastanza aperto, con grande possibilità di varietà.
Personalmente trovo sempre affascinante il fatto che, al momento in cui ordino una saison, lo faccio sia quando necessito una birra dissetante, rinfrescante sia quando ricerco complessià nel bicchiere, e di complessità ne ha da vendere, visto che i particolari lieviti con cui viene fermentata, lavorando spesso a temperature molto alte, caratterizzando la birra con sostanze aromatiche che possono dare sensazioni di spezie, pungenti come il pepe, fruttate come pere mature o frutta gialla, le migliori hanno anche un non so che di rustico come paglia, sudore (sic again!) o odori animali (ari sic!), a ricordare la nascita dello stile: una birra brassata in fattorie, per essere consumata d'estate durante i lavori rurali. Esistono poi delle saison che sono borderline con le Sour Ales, anche a causa dell' impiego di colture particolari di lieviti che contengono piccole percentuali di Brettanomiceti, lieviti
selvaggi tipici delle Lambic.
Le saison normalmente sono anche ben luppolate, quindi c'è un importante componente aromatica, data appunto dal luppolo, che accentua di non poco la complessità al naso e al palato.
La Dupont resta una capostipite dello stile (un po' al pari della Guinness per le irish stout), ma c'è una grande varietà di produttori che si cimenta in questo stile, anche alcuni birrifici italiani con grandi e interessanti risultati, come ad esempio Extraomnes, che nel suo ventaglio d'offerta presenta almeno 5 birre in questo stile, dalla Hond.erd di 4 gradi circa, sino all' Imperial Zest, un mostro di luppoli di circa 9 gradi dalla bevibilità molto molto pericolosa.
Personalmente le mie preferite sono La Saison D'Erpe Mere di Glazen Toren, La Fantome di Fantome (3 bevute su 4 fenomenali), la Wallonie di Extraomnes e ovviamente l'immortale Dupont.
domenica 25 gennaio 2015
Prossima cotta: IPA!!
Già, devo ancora travasare la pils che subito mi lancio a capofitto verso una nuova cotta, stavolta un' alta fermentazione, o meglio, una bella IPA!
Avendo già fatto dei tentativi, sia in E+G che in All Grain, ho acquisito un po' di esperienza, e stavolta ho proprio intenzione di lavorare piu' che sui malti, sulla luppolatura.
I luppoli di mia scelta sono l'intramontabile East Kent Golding, che usero' per amaro e a metà bollitura per conferire (nelle speranze) un retrogusto di marmelade alla birra, mentre in aroma e dry uno dei miei luppoli usa preferiti, l'obsoletissimo Cascade.
Per i fermentabili, usero' pale, munich (da finire) e del crystal, cosi' da ottenere una bella birra dal colore aranciato e nelle intenzioni abbastanza robusta, sui 6,5 abv.
ecco i dati:
2,9 kg malto pils
1,2 kg malto munich
200g crystal
200g aromatic
Luppoli: ekg + cascade
OG 1054 FG 1012
inizio fermentazione: 23 febbraio 2015
fine fermentazione, travaso con dryhopping (cascade): 5 marzo 2015
fine maturazione (1 sett. 14°c , 2 sett. 2°c) + imbottigliamento: 31 marzo 2015
Avendo già fatto dei tentativi, sia in E+G che in All Grain, ho acquisito un po' di esperienza, e stavolta ho proprio intenzione di lavorare piu' che sui malti, sulla luppolatura.
I luppoli di mia scelta sono l'intramontabile East Kent Golding, che usero' per amaro e a metà bollitura per conferire (nelle speranze) un retrogusto di marmelade alla birra, mentre in aroma e dry uno dei miei luppoli usa preferiti, l'obsoletissimo Cascade.
Per i fermentabili, usero' pale, munich (da finire) e del crystal, cosi' da ottenere una bella birra dal colore aranciato e nelle intenzioni abbastanza robusta, sui 6,5 abv.
ecco i dati:
2,9 kg malto pils
1,2 kg malto munich
200g crystal
200g aromatic
Luppoli: ekg + cascade
OG 1054 FG 1012
inizio fermentazione: 23 febbraio 2015
fine fermentazione, travaso con dryhopping (cascade): 5 marzo 2015
fine maturazione (1 sett. 14°c , 2 sett. 2°c) + imbottigliamento: 31 marzo 2015
Qpils: la prima cotta non si scorda mai (quindi la si rifà)
Quando ho aperto questo blog, ho esordito con il racconto della mia prima cotta, una bassa fermentazione estratto + luppolo che nelle intenzioni doveva essere una pils, nei fatti...no :-).
A distanza ormai di 3 anni da quel primo esperimento, tante cotte, cambi di metodo si sono avvicendati e quindi, la consapevolezza di poter rifare una bassa fermentazione, curando meglio certi particolari. Quindi, ecco la Qpils seconda versione.
Al momento della scrittura del post, la birra, avendo esaurito la fermentazione, è pronta per il travaso e conseguente lagering in frigorifero per circa 3 settimane.
Si presenta, a differenza della sua prima versione, giallo paglierino, buona schiuma e un ottimo aroma di Saaz e un bel mielato persistente, pur restando leggera di corpo. Non puo' che migliorare!
Ecco qualche dato tecnico:
Fermentabili:
3500 g malto pils
250 g zucchero
Mash: protein rest 15min, step singolo 68° 60min, 15min mash out a 78°
Luppoli:
Magnum 50min
Saaz 20min,5min,Flameout.
(era previsto anche un dry hopping di saaz ma credo lo saltero').
Acqua: Sant'Anna (per la pils, l'acqua cosi' calcarea del mio paese non sarebbe andata bene)
OG 1048 FG 1009
Inizio fermentazione: 8 gennaio 2015 (circa 13°C)
Fine fermentazione: 24 gennaio 2015
Travaso + inizio lagering: 26 gennaio 2015
Fine lagering + imbottigliamento: 26 febbraio 2015
dopo una settimana di rifermentazione a 18° e quasi una settimana a 13°, la birra si presenta ancora
troppo poco carbonata e con un netto aroma simile a mela verde (acetaldeide), tipico della birra "troppo giovane". Bisognerà pazientare ancora....
Ad un primo assaggio mi accorgo subito di una cosa molto importante: l'acqua conta eccome! Le mie birre precedenti avevano sempre una sorta di astringenza, questa invece scorre liscia senza lasciare quella sensazione.
A distanza ormai di 3 anni da quel primo esperimento, tante cotte, cambi di metodo si sono avvicendati e quindi, la consapevolezza di poter rifare una bassa fermentazione, curando meglio certi particolari. Quindi, ecco la Qpils seconda versione.
Al momento della scrittura del post, la birra, avendo esaurito la fermentazione, è pronta per il travaso e conseguente lagering in frigorifero per circa 3 settimane.
Si presenta, a differenza della sua prima versione, giallo paglierino, buona schiuma e un ottimo aroma di Saaz e un bel mielato persistente, pur restando leggera di corpo. Non puo' che migliorare!
Ecco qualche dato tecnico:
Fermentabili:
3500 g malto pils
250 g zucchero
Mash: protein rest 15min, step singolo 68° 60min, 15min mash out a 78°
Luppoli:
Magnum 50min
Saaz 20min,5min,Flameout.
(era previsto anche un dry hopping di saaz ma credo lo saltero').
Acqua: Sant'Anna (per la pils, l'acqua cosi' calcarea del mio paese non sarebbe andata bene)
OG 1048 FG 1009
Inizio fermentazione: 8 gennaio 2015 (circa 13°C)
Fine fermentazione: 24 gennaio 2015
Travaso + inizio lagering: 26 gennaio 2015
Fine lagering + imbottigliamento: 26 febbraio 2015
dopo una settimana di rifermentazione a 18° e quasi una settimana a 13°, la birra si presenta ancora
troppo poco carbonata e con un netto aroma simile a mela verde (acetaldeide), tipico della birra "troppo giovane". Bisognerà pazientare ancora....
Ad un primo assaggio mi accorgo subito di una cosa molto importante: l'acqua conta eccome! Le mie birre precedenti avevano sempre una sorta di astringenza, questa invece scorre liscia senza lasciare quella sensazione.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)